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I pesticidi influiscono negativamente sullo sviluppo cerebrale dei nascituri

Berkeley – Un nuovo studio suggerisce che i pesticidi possono essere associati alla salute e allo sviluppo dei bambini. I ricercatori della Berkeley School of Public Health presso la University of California, hanno scoperto che l’esposizione nel periodo prenatale ai pesticidi organofosforati – ampiamente usati in agricoltura – è collegata a una minore capacità intellettiva all’età di 7 anni.

I ricercatori hanno scoperto che ad ogni incremento di dieci unità di organofosforati durante la gravidanza corrisponde una decrescita pari a 5,5 punti sul punteggio del QI nei bambini di 7 anni. I bambini nello studio maggiormente esposti ai pesticidi hanno registrato 7 punti QI in meno del livello standard rispetto ai bambini che sono stati meno esposti allo stesso tipo di pesticidi.

“Queste associazioni sono sostanziali, specialmente quando si osservano a livello dell’intera popolazione”, dice la responsabile della ricerca Brenda Eskenazi, UC Berkeley, professoressa di epidemiologia e di salute materna e infantile. “Questa differenza potrebbe voler dire che un maggior numero di bambini si troverà a scivolare al livello inferiore della scala di apprendimento e un maggior numero di bambini avrà così bisogno dei servizi di supporto scolastico.”

Quello di Berkeley è uno dei tre studi che sono stati pubblicati sull’argomento il 21 aprile sull’Environmental Health Perspectives. Gli altri due sono realizzati dal Mt. Sinai Medical Center e dalla Columbia University e hanno esaminato la popolazione di New York City. Lo studio di Berkeley invece si è concentrato sui bambini che vivono in Salinas, un centro agricolo in Monterey County, California.

Gli studi effettuati a New York hanno anch’essi analizzato l’esposizione ai pesticidi in relazione al QI nei bambini all’età di 7 anni. Come nello studio di Berkeley, i ricercatori e gli scienziati del Mt. Sinai hanno prelevato dei metaboliti di pesticidi in campioni di urine della madre mentre i ricercatori della Columbia hanno analizzato i livelli di uno specifico tipo di pesticida – il clorpirifos, presente nel sangue del cordone ombelicale.

“E’ davvero inusuale vedere questa forte coerenza nella popolazione dello studio, tanto da poter parlare di significanza dei risultati,” dice la responsabile della ricerca Maryse Bouchard che stava lavorando come post-doc alla UC Berkeley con Eskenazi quando ha iniziato lo studio. “I bambini a questa età non vanno ancora a scuola ed è quindi più facile rilevare valide indicazioni delle loro funzioni cognitive.”

Gli organofosforati (OP) sono una classe di pesticidi meglio conosciuti come neurotossici. L’uso di clorpirifos e diazinon, due comuni pesticidi OP, è stato gradualmente eliminato negli ultimi anni in primo luogo proprio per i rischi per la salute dei bambini.

I 329 bambini dello studio sono stati seguiti da prima della nascita dal Center for the Health Assessment of Mothers and Children of Salinas (CHAMACOS), durante uno studio in corso di Eskenazi. I nuovi risultati sul QI arrivano a meno di un anno da un altro studio realizzato nel CHAMACOS che ha scoperto l’associazione tra l’esposizione prenatale a pesticidi e problemi di attenzione in bambini di 5 anni.

I ricercatori hanno iniziato a raccogliere adesioni per lo studio da parte delle madri nel 1999. Durante la gravidanza e dopo il parto i bambini sono stati sottoposti a visite regolari in cui lo staff del CHAMACOS ha raccolto questionari e misurato lo stato di salute e lo sviluppo.

Durante le visite sono stati prelevati campioni di urine che sono poi stati testati per i metaboliti dialchil fosfato (DAP), il prodotto della scomposizione di circa il 75% degli insetticidi organofosforati negli Stati Uniti. I campioni sono stati prelevati due volte durante la gravidanza e con intervalli regolari dopo la nascita nei bambini di età compresa tra i 6 mesi e i 5 anni.

Per misurare le capacità cognitive dei bambini di 7 anni è stata usata la Wechsler Intelligence Scale for Children – Fourth Edition (WISC-IV). Il test ha incluso quattro sottocategorie per la comprensione verbale, il ragionamento percettivo, l’elaborazione mnemonica e la velocità di ragionamento.

Oltre all’associazione con il livello di QI, ciascuna delle quattro sottocategorie cognitive ha visto punteggi significativamenti più bassi in tutti i casi in cui i livelli di DAP erano più elevati durante la gravidanza. I risultati sono rimasti invariati anche quando i ricercatori hanno considerato fattori quali l’educazione materna, il reddito familiare e l’esposizione all’inquinamento ambientale, incluso il DDT e ritardanti di fiamma per tessuti.

“Ogni studio ha i suoi limiti; noi abbiamo usato i metaboliti per stimare l’esposizione ai pesticidi, ma in questo modo non siamo stati in grado di isolare l’esposizione a specifici pesticidi chimici, ad esempio” ha aggiunto Eskenazi. “Ma il modo in cui questo studio e quello di New York City sono stati progettati – iniziando dal tipo di campione – è uno dei metodi disponibili più solidi per studiare il modo in cui i fattori ambientali agiscono sulla salute dei bambini.”

Mentre i marker dell’esposizione ai pesticidi prenatali OP sono sensibilmente correlati con il QI infantile, l’esposizione ai pesticidi dopo la nascita non lo è. Questo suggerisce che l’esposizione durante lo sviluppo cerebrale è più critico rispetto a quello durante l’infanzia.

I livelli di DAP materni tra le donne nello studio di Berkeley sono stati talvolta più elevati di quelli della popolazione statunitense, ma non hanno superato quelli rilevati sulla popolazione nazionale femminile.

“Queste scoperte sono applicabili alla popolazione nel suo complesso,” dice Bouchard, attualmente ricercatore presso il Department of Environmental and Occupational Health della University of Montreal. “Inoltre, gli altri due studi che sono stati pubblicati sono stati fatti a New York City, quindi la connessione tra l’esposizione ai pesticidi e il QI non è limitata alle persone che abitano in contesti rurali.”

L’esposizione prenatale di questo studio è stata misurata tra il 1999 e il 2000. Nel complesso, l’uso dei pesticidi OP negli Stati Uniti ha registrato un decremento che ha superato il 50% tra il 2001 e il 2009 . Allo stesso  tempo l’uso di pesticidi OP in Monterey County è rimasto costante tra il 2001 e il 2008, ma è diminuito del 18% tra il 2008 e il 2009. Numerosi studi suggeriscono che l’esposizione ai pesticidi OP è diminuita insieme alla loro dismissione.

Secondo il Centers for Disease Control, normalmente le persone sono esposte ai pesticidi OP attraverso l’assunzione di cibo trattato con queste sostanze. Gli agricoltori, i fioristi, i giardinieri, chi si occupa di trattare le piante con i pesticidi e i produttori possono essere esposti a un rischio maggiore di contaminazione.

“La maggior parte delle persone che abitano o frequentano case, scuole o altri edifici i cui dintorni siano stati trattati con i pesticidi OP sono anch’esse esposte ad un rischio maggiore,” dice la co-autrice della ricerca Asa Bradman, direttore associato del Center for Environmental Research in Children’s Health (CERCH) di Berkeley.

I ricercatori hanno raccomandato che i consumatori riducano il loro uso domestico di pesticidi, sottolineando che la maggior parte degli insetti che infestano case e  giardini possono essere controllati senza sostanze chimiche. Qualora siano necessari i pesticidi si possono usare le esche invece degli spray. Hanno inoltre raccomandato i consumatori di lavare accuratamente frutta e verdura usando una spazzola morbida per asportare i residui. I consumatori sono anche stati invitati a considerare di acquistare prodotti biologici quando possibile.

“Sono preoccupato dal fatto che lo studio ha anche rilevato che le persone non si alimentano in modo corretto,” ha detto Eskenazi. “La maggior parte delle persone non mangia frutta e verdura a sufficienza, cosa che è legata a seri problemi di salute negli Stati Uniti. Le persone, specialmente le donne in gravidanza, necessitano di una dieta ricca di frutta e verdura.”

[EurekAlert]

Come si insegna oggi agli adolescenti di domani a dire no all’alcol

Foto di Anne Guenther/FSU

Il loro numero cresce e l’età scende: sono i bambini e i giovani che bevono così tanto da finire all’ospedale. L’esagerazione nell’assunzione di alcol rappresenta un fascino del tutto particolare tra i giovani al di sotto dei 20 anni. La domanda che ci poniamo e che si sono posti alcuni ricercatori della Germania è stata: come si possono proteggere efficacemente i giovani dall’alcol e dall’abuso di altre sostanze?

“L’informazione da sola non è sufficiente” dice la dottoressa Karina Weichold della Jena University.  Anche i bambini sanno che il consumo di alcol e il fumo possono causare malattie molto pericolose. “Quindi la prevenzione richiede che si riparta da qualche altra parte.” Questo è quello che alcuni scienziati insieme ad alcuni colleghi dell’Institute of Psychology and the Center for Applied Developmental Science of the Jena University stanno cercando di comprendere con il loro programma speciale IPSY.

Nel nuovo studio basato su circa 1700 bambini in età scolare di età compresa tra i 10 e i 15 anni in Thuringia (Germania), gli psicologi della Jena University stanno mostrando l’efficacia del programma scolastico di formazione e informazione nella prevenzione dell’abuso di alcol e nicotina tra i bambini in età scolare e gli adolescenti. Lo studio è stato presentato sulla rivista scientifica Journal of Early Adolescence.

“IPSY è un acronimo nato dal nome del programma Information and Psychosocial Competence e cerca di comunicare basilari capacità di autopreservazione” la dottoressa Weichold spiega l’approccio del programma di prevenzione. Il risultato può essere costituito da effetti di lungo termine come scrivono gli psicologi guidati dal professor Rainer K. Silbereisen nella loro pubblicazione “La crescita dell’età tipica è minore nel gruppo di ragazzi che hanno preso parte al nostro programma che in quella dei gruppi di controllo. Inoltre l’età di partenza è divenuta maggiore” dice il professor Silbereisen che ha condotto lo studio insieme alla dottoressa Weichold.

“Con il nostro programma ci stiamo rivolgendo ai bambini prima che abbiano il loro primo contatto con l’alcol e le sigarette” spiega ancora il professor Silbereisen. In cooperazione con il Ministero dell’Educazione, Scienza e Cultura in Thuringia, IPSY è stato introdotto in più di 100 scuole a partire dal 2003. “Gli effetti del programma sono positivi sia sugli insegnanti sia sui bambini che partecipano al programma” conclude i il professor Silbereisen.

Gli psicologi hanno analizzato l’impatto del loro programma in numerose pubblicazioni. Uno degli aspetti che volevano approfondire era inoltre se il programma fosse ugualmente efficace per i differenti gruppi di partecipanti. “I maschi tanta quanto le femmine hanno tratto beneficio dal programma” dice la dottoressa Weichold. Mentre l’autostima delle ragazze è stato significativamente rafforzata, le capacità comunicative dei ragazzi è sensibilmente migliorata. “In definitiva, IPSY porta i bambini ad essere meno suscettibili alla pressione dei loro coietanei e possono dire ‘no’ più facilmente alle sigarette e all’alcol.” Un altro effetto positivo del programma: rafforza l’impegno scolastico. “Porta a una maggiore identificazione dei ragazzi con la loro scuola, dove si sentono a casa e possono sentire che sono presi seriamente” sottolineano gli psicologi della Jena.

All’interno dell’IPSY i ragazzi apprendono competenze generali come gestire lo stress e l’ansia o la propria immagine di sé. A questo fine lavorano in moduli di apprendimento interattivo come “La scuola ed io” o “Io e gli altri” e discutono i loro risultati in classe o con gli insegnanti.  Il gioco di ruolo, tecniche di movimento e di rilassamento fanno parte del programma. L’IPSY consiste di 15 moduli di 90 minuti nelle classi di quinto livello ai quali segue una fase di sviluppo di 7 moduli nelle classi di livello 6 e 7.

[EurekAlert]

Un modo innovativo semplice e accurato per scoprire precocemente allergie alimentari nei bambini

Le allergie alimentari stanno crescendo, come quelle da polline come scoperto di recente, e cresce di conseguenza anche la richiesta di esami diagnostici per accertare natura e allergene. Dall’Università di Cork arriva un nuovo calcolatore che serve per calcolare precocemente con una precisione del 96% (quindi un tasso di errore bassissimo rispetto agli attuali test che invece hanno una precisione del 61-81%) la presenza e l’insorgere di allergie nei piccolissimi. Infatti sono in particolare i bambini nella primissima età scolare che sembrano essere i più colpiti. I motivi possono essere numerosi, in primo luogo sicuramente l’inquinamento dell’ambiente in cui viviamo che sottopone il nostro sistema anti-immunitario da un lato ad uno stress eccessivo (tossine e sostanze poco bio-compatibili che si trova nell’aria, nell’acqua, nei cibi, etc.) dall’altro un’eccessiva inibizione (l’uso eccessivo di sostanze disinfettanti per l’ambiente e l’igiene personale mortifica il ruolo del sistema immunitario che invece ha bisogno per sua natura di “scazzottarsi” con qualcosa ogni tanto e se mancano elementi esogeni si rivolge verso elementi endogeni).

I ricercatori dell’università di Cork, il Dr Audrey DunnGalvin e il Professor Jonathan Hourihane del Department of Paediatrics and Child Health, non si sono occupati principalmente di scoprire perchè il fenomeno sia in aumento tra i bambini. Ma hanno fatto qualcosa di ben più utile per la comunità.

Il problema che si sono posti è stato: esiste un sistema semplice, rapido, economico e poco invasivo per diagnosticare la presenza di allergie alimentari nei bambini?

E’ infatti la natura invasiva e la necessaria lungaggine dei test diagnostici che rende spesso stressante per i bimbi e le rispettive famiglie andare a fondo del problema e appurare come mai il piccolo ingrassa o dimagrisce, si riempie di puntini rossi oppure continua ad avere problemi gastro-intestinali (e l’elenco potrebbe continuare).

Questo nuovissimo e rivoluzionario calcolatore promette di migliorare la qualità della vita di milioni di persone e di ridurre in modo significativo il costo sociale dei test. “I bambini possono trovare particolarmente stressanti i test allergologici e questo calcolatore servirà proprio a ridurre questo impatto psicologico” dice  il Dr Audrey DunnGalvin “Presenta anche numerose implicazioni per quanto riguarda le immunoterapie orali in cui la terapia clinica prevede la somministrazione mirata degli allergeni ai fini della desensibilizzazione del paziente. Il  Cork-Southampton calculator aiuterà anche nell’individuazione delle migliori e più opportune tarature di questo genere di trattamenti.”

Al momento è in fase di brevetto e i ricercatori hanno anticipato che è allo studio un prodotto commerciale. Ci auguriamo di vederlo presto comparire anche in Italia.

I bambini devono fare l’orto per entrare in contatto con la natura

Lo studio finlandese ha previsto anche una visita al Kaisaniemi Botanical garden nel centro di Helsinki - Photo by Taina Laaksoharju

Lo studio finlandese ha preso in esame la relazione dei ragazzi con la natura.

La domanda che i ricercatori si sono posti è stata: possono interventi mirati avvicinare i ragazzi alla natura? La risposta che si sono dati è un chiaro sì. In un nuovo studio pubblicato in HortTechnology compara la relazione con le piante dei ragazzi che vivono in città con quella dei giovani che abitano le zone rurali e raccomanda iniziative orticole in special modo per i bambini cittadini.

In Finlandia, un paese famoso per le sue foreste e la sua natura, le ricercatrici Taina Laaksoharju from the Department of Agricultural Sciences alla University of Helsinki e Erja Rappe della The Martha Association hanno collaborato per studiare il ruolo della natura nella vita dei ragazzi che popolano le città e le campagne. “Volevamo scoprire se fosse vero che i bambini non sono interessati alle piante o a giocare all’aperto” hanno affermato.

Lo studio ha esaminato la relazione con le piante e l’ambiente di un gruppo di bambini di 9-10 anni delle scuole finlandesi. Usando un questionario a domande aperte e chiuse le ricercatrici hanno focalizzato l’analisi su due comparazioni: la relazione dei bambini con la natura in contesti urbani e rurali da un lato, e la preferenza per le piante tra ragazzi e ragazze. 76 bambini – 42 nell’area suburbana di Helsinki e 34 in quella rurale – hanno partecipato allo studio.

I risultati confermano che i bambini che vivono in ambiente rurale hanno un contatto più stretto con la natura della loro controparte cittadina. Ad esempio, un numero maggiore di bambini “rurali” ha considerato le persone come “parte della natura” rispetto ai bambini di città. Le ricercatrici  hanno osservato che, similmente ai bambini in altri paesi occidentali, i bambini finlandesi possono correre il rischio di perdere il contatto diretto con l’ambiente naturale. “Questo suggerisce che ulteriori ricerche sono essenziali per comprendere le esperienze dei bambini se vogliamo migliorare il ruolo dell’ambiente nella loro vita”, scrivono le ricercatrici.

Le risposte dei bambini hanno inidicato che le aree naturali sono importanti arene per i bambini in cui possono giocare e socializzare liberamente. “Nelle aree urbane uno stretto contatto con la natura è raro; le attività a scuole, specialmente quelle orticole all’aria aperta, possono aiutare i bambini a costruire la propria relazione con la natura”. La ricerca ha anche dimostrato differenze significative nel modo in cui ragazzi e ragazze fanno esperienza del verde. Le ragazze sono più interessate nelle piante in generale e sono più entusiate di conoscerle rispetto ai compagni. I ragazzi si dicono maggiormente indipendenti dalla natura, più del 30% afferma che potrebbe vivere senza. Scrivono inoltre che le piante sono importanti principalmente per l’alimentazione e per le condizioni di vita in generale, mentre le ragazze apprezzano la bellezza dei fiori e della vegetazione.

Laaksoharju and Rappe hanno incluso nello studio raccomandazioni per la creazione e le gestione di lezioni orticole basate sulle riflessioni dei ragazzi di 9-10 anni intervistati, i quali affermano che non amano particolarmente le lezioni frontali in aula ma che si divertono a lavorare con le piante. ” Il “learning-by-doing è un ambiente di apprendimento informale che si addice maggiormente ai ragazzi rispetto allo stare seduti in aula ascoltando l’insegnante”, affermano. “Le attività orticole possono essere un efficaci punto di partenza per migliorare la conoscenza, l’affezione e l’interesse dei bambini, ma è estremamente raccomandabile che si svolgano all’aria aperta piuttosto che al chiuso.”

Lo studio completo è scaricabile qui.






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