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Sicurezza alimentare: da oggi la UE rinforza i controlli sugli alimenti importati dal Giappone

Food for the supermarkets di Nick Saltmarsh

Entra in vigore oggi la nuova regolamentazione decisa il 24 marzo scorso dalla UE di rinforzare i controlli sugli alimenti e i mangimi d’importazione da alcune regioni del Giappone, quelle per intenderci la cui produzione può essere colpita dall’incidente nucleare di Fukushima Daiichi, ma non solo. Il provvedimento intende limitare ulteriormente i rischi e tutelare la sicurezza della catena alimentare europea.

Al meeting Standing Committee on the Food Chain and Animal Health (SCoFCAH) gli Stati membri hanno firmato la proposta di imporre speciali condizioni alle importazioni. Le misure si applicano a tutti i mangimi e gli alimenti che provengono a qualunque titolo dalle 12 prefetture del Giappone interessate dal disastro nucleare: Fukushima, Gunma, Ibaraki, Tochigi, Miyagi, Yamagata, Niigata, Nagano, Yamanashi, Saitama, Tokyo and Chiba.

Tutti i prodotti provenienti da questi territori devono essere analizzati prima di lasciare il Giappone. Inoltre tutti i prodotti già arrivati in UE e quelli che passeranno i controlli e giungeranno in Europa potranno subire controlli a campione. Gli alimenti e i mangimi provenienti dalle altre 35 prefetture dovranno essere accompagnate da un attestato che dichiari la prefettura di origine e subiranno anch’essi controlli a campione al loro arrivo in UE. La UE aggiornerà queste misure ogni mese.

In particolare la regolamentazione adottata oggi pattuisce che ogni partita di alimenti e mangimi dalle 12 prefetture debba essere accompagnata da una dichiarazione, rilasciata dalle autorità Giapponesi, che attesti che il prodotto non contiene livelli di radionuclidi che eccedono quelli consentiti dall’Unione Europea [ndr Council Regulation (Euratom) No. 3954/87 (OJ L 371, 30, 12, 1997, p. 11)]. I radionuclidi sono elementi radioattivi e le regolamentazioni della Commissione si riferiscono in particolare allo iodio-131, al cesio-134 e al cesio-137.

Inoltre agli importatori viene richiesto di notificare l’arrivo alle autorità competenti due giorni prima dell’ingresso di ogni partita di alimenti e mangimi dal Giappone. Alimenti e mangimi che sono stati raccolti o lavorati PRIMA dell’11 marzo non sono sottoposti a queste regolamentazioni. Tuttavia questi prodotti, provenienti da qualsiasi regione del Giappone, dovranno essere accompagnati da una dichiarazione che attesti chiaramente che sono stati raccolti/lavorati prima dell’11 marzo.

Con riferimento ai cibi raccolti/prodotti DOPO l’11 marzo, le misure prevedono che:

  • All’arrivo nell’UE, le autorità competenti del Border Inspection Posts (BIP) o del Designated Point of Entry (DPE) della spedizione effettueranno controlli sull’identità delle merci e sui relativi documenti su ogni partita proveniente dal Giappone;
  • I controlli fisici, incluse le analisi di laboratorio, saranno effettuate su almeno il 10% delle partite in ingresso dalle 12 prefetture giapponesi. I controlli fisici dovranno anche essere effettuati su almeno il 20% delle partite che provengono dalle restanti 35 prefetture;
  • Durante il periodo di tempo necessario ad eseguire i controlli e le analisi le merci dovranno essere poste sotto ufficiale custodia per un massimo di 5 giorni lavorativi. Le partite saranno rilasciate quando l’importatore presenterà alle autorità competenti i risultati positivi dei controlli ufficiali;
  • I prodotti che eccederanno i livelli consentiti non potranno essere immessi sul mercato e dovranno essere trattati in modo sicuro oppure rispediti in Giappone. Le proposte della Commissione, firmate oggi dal SCoFCAH, sono state adottate formalmente dal 25 marzo. La regolamentazione è stata pubblicata ieri sull’Official Journal of the European Union ed è entrata in vigore oggi.

Quelle dell’UE rappresenterebbero comunque misure di sicurezza cautelative. Allo stato attuale non ci sono evidenze di rischi per i consumatori europei relativi ad un incremento dei livelli di radiazioni nel cibo e nei mangimi importati dal Giappone. Tuttavia la Commissione ha deciso di rinforzare le misure preventive per limitare ulteriormente i possibili rischi per la propria catena alimentare e quindi per assicurare una migliore protezione per la salute dei cittadini UE.

La Commissione sta seguendo da vicino gli sviluppi della situazione in Giappone. Il 15 marzo è stato chiesto agli Stati membri, attraverso il Rapid Alert System fo Food and Feed (RASFF) di aumentare i controlli sui prodotti destinati all’alimentazione in arrivo dal Giappone.

I rischi relativi alla sicurezza alimentare per i cittadini UE dovuti alla crisi nucleare giapponese sono bassi, specifica la UE, per numerose ragioni, tra cui:

  • Il Giappone è autorizzato a esportare in UE solo quattro tipologie di prodotti di origine animale: prodotti della pesca, molluschi bivalve, mangimi per animali domestici, involucri per salsiccia e insaccati;
  • Verdura e frutta possono anche essere esportati verso l’UE ma si tratta di piccoli volumi – 9 mila tonnellate nel 2010;
  • In accordo con le ultime informazioni, le autorità giapponesi hanno preso le misure necessarie per assicurare che gli alimenti ( e l’acqua potabile) con livelli di radioattività superiori ai livelli accettabili non siano né venduti ai consumatori giapponesi né esportati;
  • Le importazioni di prodotti agricoli dal Giappone (i.e. prodotti di origine animale e pesce) sono relativamente modeste. Nel 2010 il valore totale dei prodotti alimentari importati si è attestato a 187 milioni di euro per i prodotti agricoli e a 18 milioni di euro per prodotti della pesca.





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